Affrontare l’ineludibile
la Sofferenza di una Famiglia nel Prendersi Cura di un Disabile
la Sofferenza di una Famiglia nel Prendersi Cura di un Disabile
La vita non è mai tutta in discesa e tra alti e bassi ci facciamo spazio ogni giorno per conquistare un pezzetto di strada che porti alla realizzazione dei nostri sogni. Sappiamo bene che non tutti i nostri progetti potranno realizzarsi così come sappiamo che a volte è la vita stessa a sorprenderci, regalandoci momenti di inaspettata bellezza.
E se, a un certo punto, la strada intrecciata di gioie e dolori, di risate e lacrime venisse tagliata da un evento negativo, come un incidente o una malattia?
Secondo l’Istat, le persone con disabilità in Italia sono 3 milioni e 150 mila, pari al 5,2% della popolazione italiana. Ci rendiamo conto? È un numero altissimo! Per farci un’idea, raggiunge quasi il numero degli abitanti della Toscana… Immagina: un’intera regione fatta da persone che dipendono da altre persone, spesso anche per espletare le funzioni più “banali”.
Nella maggior parte dei casi non è colpa di nessuno: la malattia, l’età che avanza, un incidente. In tanti casi però la colpa è di qualcuno: un conducente ubriaco o distratto dallo smartphone, un luogo di lavoro senza le giuste misure di sicurezza, un errore in sala operatoria.
L’intenzione non è quella di scrivere un articolo politically correct. In quanto figlia di genitore invalido al 100% me ne infischio del “politicamente corretto” e di ogni altra assurdità inventata per indorarci la pillola. È una pillola talmente amara e talmente grossa da non riuscire a buttarla giù. Si infila in gola e soffoca giorno dopo giorno le speranze, le risate, i momenti di gioia e la stabilità emotiva, oltre che quella finanziaria. Perché sì, prendersi cura di un disabile ha un costo altissimo, in ogni senso possibile.
Ce ne sarebbero di cose da dire… ma torniamo ai numeri.
Secondo i dati ISTAT (2015) in Italia i caregiver sono 8 milioni e mezzo. Di questi circa 7 milioni sono costituiti da familiari che si occupano dei propri cari, mentre circa 1 milione è rappresentato da figure di tipo professionale. Un vero e proprio esercito di invisibili che in silenzio e con dignità svolgono un doppio compito: vivere in qualche modo la propria vita e far vivere nel miglior modo possibile la persona cara che si trova in difficoltà.
Nel cuore di molte famiglie infatti si cela un racconto silenzioso di sofferenza, un viaggio difficile che li conduce attraverso le sfide della cura di un proprio caro diventato invalido. Questo compito titanico mette a dura prova la forza emotiva e fisica di coloro che si trovano coinvolti, creando una rete di esperienze che solo chi ha provato può davvero comprendere.
Quando un membro della famiglia diventa invalido, la vita quotidiana subisce una trasformazione dolorosa.
Le normali attività diventano una serie di ostacoli, mentre la famiglia si immerge in un nuovo mondo di responsabilità e preoccupazioni.
La routine familiare, una volta scontata, cede il passo a una nuova “normalità” che richiede adattamento e resilienza.
La sofferenza di una famiglia che si prende cura di un disabile spesso si manifesta nell’invisibilità di questa lotta. Mentre il mondo esterno non capisce il peso delle sfide quotidiane, la famiglia affronta una realtà che va ben oltre ciò che appare in superficie. La mancanza di comprensione e sostegno esterno può aumentare il senso di isolamento e frustrazione.
Per non parlare delle sfide che si devono affrontare ogni volta che si esce di casa. Quasi nulla è a misura di chi si ritrova a camminare con un deambulatore o, peggio ancora, di chi è intrappolato sulla sedia a rotelle.
Qualcuno dirà: “Ma come, ci sono i posti per invalidi nei parcheggi, gli ascensori, le file dedicate, ecc.”
Io rilancio con: “Perfetto, allora prova a vivere 48 ore da disabile o da familiare che deve accudire e accompagnare un disabile e poi ne riparliamo.”
La sofferenza emotiva di fronte all’invalidità di un proprio caro è palpabile. La famiglia si trova a dover affrontare sentimenti di perdita, colpa, rabbia e tristezza. La lotta per mantenere l’equilibrio emotivo diventa una costante, poiché si cerca di conciliare l’amore e l’attenzione richiesti dalla persona disabile con le proprie esigenze emotive e quelle degli altri membri della famiglia.
Una persona che accudisce un famigliare, detta anche caregiver, può facilmente avere un crollo totale, denominato burnout, ovvero un insieme di sintomi che deriva da una condizione di stress cronico e persistente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto questa condizione come malattia, caratterizzata da una forma di stress che, nel momento in cui diventa cronica, mina sensibilmente la qualità della vita della persona afflitta. Il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un sentimento di ridotta realizzazione personale, problemi del sonno, dell’appetito, difficoltà di attenzione e concentrazione, difficoltà a ricordare, irritabilità e ansia. In caso di modifiche nel proprio comportamento o stanchezza eccessiva non bisogna avere paura – né tanto meno vergogna – di chiedere un aiuto esterno.
La presenza di un invalido all’interno di una famiglia può portare a un cambiamento radicale nella dinamica familiare. Mentre alcuni membri si dedicano a tempo pieno alla cura, altri potrebbero sentirsi trascurati o sopraffatti dalla situazione. Questo può generare tensioni e conflitti, poiché la famiglia cerca di navigare attraverso le nuove dinamiche create dalla necessità di fornire cure costanti.
Tuttavia, in mezzo a questa sofferenza, emerge una forza straordinaria. La dedizione e l’amore che una famiglia dimostra nel prendersi cura di un disabile sono una testimonianza della resilienza umana. L’amore e la compassione diventano un motore potente che alimenta la volontà di superare le sfide quotidiane, creando un legame indissolubile tra i membri della famiglia. Se si ha la fortuna di sperare che le cose possano migliorare, la fatica può perfino essere più sopportabile.
Inutile nascondersi dietro un dito: a ognuno tocca portare la propria croce, leggera o pesante che sia. Ma se chi può fare qualcosa di concreto lo facesse, forse riuscirebbe ad alleggerire almeno in parte la vita delle famiglie che hanno un disabile al loro interno.
Le risorse comunitarie, i servizi di assistenza e le reti di supporto possono svolgere un ruolo cruciale nel fornire alle famiglie gli strumenti e le risorse necessarie per affrontare la loro realtà. Inoltre, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla complessità e sulla delicatezza di questa situazione può contribuire a rompere il silenzio che circonda la sofferenza di milioni di persone.
Delle belle parole di solidarietà, chi deve accudire un disabile non sa cosa farsene. Per cui, quello che possiamo fare noi come Centro Nazionale Risarcimenti in concreto è verificare, A COSTO ZERO, se la nuova condizione in cui ti trovi personalmente o in cui si trova un tuo familiare è conseguenza diretta di un errore.
Medici legali con esperienza pluridecennale analizzeranno la documentazione medica in tuo possesso e ti dirà, con la massima franchezza, se è stato commesso un errore medico che ti ha cambiato la vita. Se così fosse, sappi che LA LEGGE (articolo 2043 del Codice Civile) prevede che tu possa ottenere un equo risarcimento.
Il nostro compito è quello di renderti la vita più facile possibile.
Grazie all’esperienza maturata sul campo in anni di attività, siamo soliti portare a definizione i casi in tempi brevi e soprattutto lavoriamo sul risultato, ovvero paghi solo se risarcito.
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